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Non c’è niente da fare: avremo sempre bisogno di qualcuno che medi la comunicazione per noi che filtri quello che accade nel mondo per noi che decida cosa è importante per noi.

La libertà di recuperare le informazioni da soli, raccogliere dati, capire il punto di vista di chi scrive e farsi una idea sulla base di quei contenuti è lusso per pochi.

Chi ha il tempo e soprattutto le conoscenze per interpretare il mondo che ci sta intorno?

Abbiamo bisogno di un mezzo che faccia da filtro che medi appunto tra il mondo e noi. Un filtro che sia in grado di interpretare quello che ci sta intorno e ci restituisca una porzione di racconto da elaborare. Soprattutto nell’era dell’industria delle bufale, o fake news.

La riflessione nasce da uno degli ultimi post di Mantellini: “Il Giardino Digitale”. Mi piace l’idea che ognuno di noi possa tenere pulito (dalle bufale) il proprio spazio virtuale; meno il fatto che si pretenda, o si lasci intendere che a fare selezione delle fonti (e passi) e controllo delle informazioni siano gli utenti stessi.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che si debba evitare di pubblicare notizie false, controllando magari i siti da cui provengono certe notizie o che ci si doti di un metodo, ma pensare che il singolo utente-lavoratore-persona-normale debba pure fare le pulci alle notizie dell’Ansa per me è follia.

Per questo dico che abbiamo un gran bisogno di media, nel senso accennato all’inizio del post: istituzioni che si impegnino a decifrare cosa sta succedendo intorno a noi, cosa è rilevante per noi, in maniera trasparente, comprensibile, utile a chi legge.

La credibilità dei grandi quotidiani online è in caduta libera anche per questo. Ma la soluzione al problema non è l’attivismo dei cittadini che si sostituiscono al giornalista (nemmeno Grillo scrive più una cosa del genere) nel controllo delle fonti. La soluzione, piccola e parziale, è la capacità di ciascuno di tenere pulito il proprio piccolo giardino digitale

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